Società cooperativa di consumo "Calice Ligure"

...la cooperativa moderna dal cuore antico!

 

 

Cenni storici dagli inizi agli anni ‘60
 

Da documenti esistenti risulta che già nel 1888 era stata costituita una “Società mutua cooperativa di consumo fra gli operai ed agricoltori” con lo scopo di “comprare all’ingrosso i generi alimentari e tutte le altre cose strettamente necessarie per uso di famiglia, per distribuirli al minuto ai propri soci al prezzo minimo di costo”.
Tale esperienza, nata per andare incontro alle esigenze e ai bisogni della popolazione della vallata, per ragioni diverse e non ben definite, si interruppe dopo qualche tempo, lasciando però nel cuore di molti un ricco patrimonio di idee e di valori. Essa si inseriva nel contesto del grande movimento cooperativo italiano di quegli anni, sostenuto da ideali e valori di solidarietà e basato sul principio democratico che fa corrispondere ad ogni socio un solo voto nonché sulla finalità sociale volta sia a favorire nei prezzi i consumatori sia a svolgere funzioni creditizie e mutualistiche.
Ma il desiderio di ricostituirla era evidentemente molto sentito e nel 1903 la società venne nuovamente rifondata come “
Società Cooperativa di Consumo Calice Ligure - Rialto”, con lo scopo di perseguire “il miglioramento morale ed economico dei suoi soci”. Vi fu poi un ulteriore periodo di assestamento e di modificazioni, durante il quale vennero comunque svolte alcune delle funzioni proprie della cooperativa. L’atto finale di questo complesso periodo si svolse il 5 febbraio 1911 e sancì, con un rogito presso il notaio Bonorino, la definitiva costituzione della “Società cooperativa di consumo di Calice e Rialto”, che divenne poi ufficiale con la registrazione dell'atto il 24 febbraio 1911 presso la Cancelleria del Tribunale di Finalborgo. Da allora, pur tra le molte difficoltà derivanti dalle generalmente scarse disponibilità economiche (molte famiglie non potevano pagare in contanti e segnavano le spese sui libretti ma non sempre riuscivano a pagare i debiti) la cooperativa garantì la panificazione, la distribuzione di generi di consumo e prodotti per l’agricoltura (come zolfo e rame) a prezzi contenuti, il conferimento del latte e la sua rivendita in diverse città della provincia, come ad esempio Alassio (in collaborazione con la Società Mutua e Bestiame poi chiusa ufficialmente nel 1969). Furono anche aperte delle rivendite a Carbuta e Rialto, ma vennero chiuse in seguito perché non redditizie.
A differenza di molte altre istituzioni simili essa superò indenne il ventennio fascista, anzi si consolidò e, nel 1933, iniziò la costruzione a proprie spese (in collaborazione con la Società Mutua Bestiame e in accordo col comune) della nuova sede sociale collocata al piano terra dell’attuale palazzo comunale. Tutte le attività vi vennero trasferite dalla vecchia sede, collocata al piano terra del palazzo Bolla, verso la fine del 1938. Nel 1952 vennero costruiti sul retro del palazzo i locali del nuovo panificio (e il vecchio locale, oggi rivendita dei materiali agricoli, affittato) e nel 1957 un nuovo magazzino adiacente al panificio.

Negli anni sessanta la cooperativa continua la sua crescita, adattandosi ai profondi cambiamenti sociali e alle esigenze economiche e commerciali del tempo. Le tracce della vecchia economia a prevalenza agro pastorale tendono sempre più a scomparire per cui essa si vede dolorosamente costretta a tagliare anche una parte delle sue radici: nel 1963, per le scarse entrate viene chiuso lo spaccio di Carbuta e nel 1969 viene anche sciolta l’altra antica e benemerita associazione del paese, la “Società Mutua Bestiame". A causa della progressiva scomparsa dell’allevamento di bovini nella vallata essa si trova ormai impossibilitata a proseguire in modo proficuo l’ attività di raccolta del latte; per qualche anno ancora, a sostegno del sempre più ridotto numero di allevatori, viene mantenuta la possibilità di conferire il prodotto alla latteria sociale (posta a sinistra dell’ingresso attuale), poi, nel 1975, cessa anche questa attività.
Aumenta però sensibilmente il numero dei soci (che tendono a partecipare attivamente alle assemblee), si procede all’effettuazione di diversi lavori per la sistemazione e la riorganizzazione del venditorio, vengono organizzate con successo le prime gite sociali. In più occasioni il buon andamento economico consente di elargire contributi a diverse associazioni e alla parrocchia.
Nel 1969 comincia l’abitudine del pacco dono natalizio (di solito panettone e spumante) e si riscontra un aumento della vendita di materiale enologico, segno di un’interessante attività economica legata alla produzione di vino. In alcune occasioni il bilancio annuale viene chiuso in passivo, sia per le spese, sia per le imposte crescenti, sia per gli effetti della crisi economica degli anni ’70. A causa di tale congiuntura si verificano a livello nazionale continui rincari che spingono le autorità pubbliche a continui interventi, imponendo ad esempio un prezzo calmierato del pane (nel 1973 era fissato da un minimo di lire 225-255 al Kg con farina tipo zero sino al massimo di 289 lire con farina doppio zero).
Ma negli anni in questione non è solo la cooperativa che cambia, è anche tutta l’Italia che si modifica profondamente e abbandona in molte zone la tradizione contadina nella quale erano comunque nate tante esperienze significative del cooperativismo italiano.

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